La scuola. La scuola? La scuola!

Quante cose è la scuola, quante ne contiene! Sicuramente contiene il bene più prezioso dell’umanità intera: i bambini e i ragazzi, il futuro della specie umana.

Come ti immagini coloro che abiteranno e governeranno il mondo domani? A me piacerebbe che fossero persone capaci di guardarsi intorno e vedere, per capire. Vedere presuppone uno sguardo attento e non fugace come il guardare, quindi vedendo il mondo possano scegliere consapevolmente e autonomamente ciò che è il meglio per loro e per l’umanità intera, avvicinandosi sempre più alla felicità.

Cosa può fare la scuola per contribuire a questi intenti? Molto.

La scuola è fatta per dare alcuni strumenti utili per affrontare al meglio la vita. Tra questi strumenti c’è anche l’abilità di osservazione, comprensione e interpretazione di una serie molto eterogenea di oggetti, materiali, idee, e molto altro. Guidare gli studenti nel percorso che va dal guardare, leggere, ascoltare all’interpretare per creare, non è così facile come sembra. Ci sono un sacco di distrazioni e ostacoli lungo la strada che porta dalla decifrazione delle lettere adagiate sulla pagina di un libro fino al loro ricomporsi in concetti e nozioni comprensibili.

L’insegnante può diventare così guida e facilitatore del percorso da fare.

Un esempio di quanto questo atteggiamento può essere efficace lo ho avuto qualche anno fa. Stavo cercando un’idea su un  percorso didattico interdisciplinare da condividere con i colleghi di una scuola secondaria di primo grado.

L’idea ispiratrice di un percorso didattico sull’evoluzione del paesaggio si affacciò alla mia mente guardando fuori della finestra di una classe, in una mattina soleggiata di inizio primavera. Stavo partecipando, in qualità di insegnante di sostegno, ad un’ora di lezione di Storia. La collega, nell’ambito della Rivoluzione industriale, cercava di spiegare ad una classe seconda un po’ assopita, la macchina a vapore. I ragazzi sembravano non afferrare o, comunque, erano lontani da ciò che veniva loro proposto.

Ad un certo punto, alzando gli occhi, ho visto davanti a me, come se fosse sorta dal nulla in quel momento, una ciminiera! Una ciminiera di mattoni rossi, alta, protesa verso il cielo, proprio come quelle che c’erano sulle pagine dei libri che i ragazzi tenevano aperti davanti a loro, ma non guardavano. Fu come una rivelazione. Chiesi la parola e cominciammo un’altra lezione, tutti in piedi a guardare fuori dalla finestra, cercando di ricostruire tutto ciò che doveva esserci stato intorno alla ciminiera, e che, ormai, non c’era più, sostituito da altri edifici che costituivano l’attuale paesaggio urbano. Alla fine dell’ora, non solo la classe sembrava aver capito cosa fosse e come potesse funzionare una macchina a vapore, ma uscirono a far merenda, facendosi domande sulla loro città, sul loro spazio di vita.

Quella ciminiera aveva permesso di svolgere alcune operazioni didattiche ed educative significative, tra le quali: ancorare il racconto di un passato storico al presente, dando un senso significativo alla dimensione soggettiva e sociale degli studenti; sviluppare un senso di osservazione prima guidato dall’insegnante e poi autonomo, poiché lo sguardo di ciascuno si è allargato e ha visto cose “nuove”, in un paesaggio assai noto, in quanto quotidiano; stimolare curiosità e desiderio nei confronti di nuove conoscenze.

Ho capito, quella mattina, l’importanza dell’osservazione e lettura del paesaggio, ma sopratutto l’importanza di dare senso alle parole, dell’andare dall’osservazione all’ interpretazione, passando per la comprensione.

Questa è solo una delle infinite possibilità di trasferire conoscenza e percezione delle potenzialità individuali e di gruppo semplicemente invitando all’osservazione di ciò che ci circonda. Semplicemente con un invito all’essere presenti, si sono attivate potenzialità inaspettate di ciascuno, spostandosi anche dalla testa al cuore, dal libro alla propria città, al proprio spazio di vita che racchiude gli amici, gli affetti. E’ in quello spazio che vivono quei ragazzi distratti nell’ora di storia, ma attentissimi a ciò che sentono vicino.

Francesca Zanelli

Francesca Zanelli

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